Quando si parla di Stephen King i giudizi contrastanti regnano.
Chi lo definisce un genio forse un po' troppo prolisso, chi non lo sopporta e ritiene che molti dei suoi romanzi siano uguali, chi pensa che il vero King sia finito ormai da molto tempo.
Personalmente è un autore che amo, con quella giusta combinazione d'affetto unita a un pizzico di critica e il libro che volevo consigliare è uno dei miei preferiti tra quelli che lui ha scritto e parlo de Il Miglio Verde.
Cos'è il Miglio Verde? Negli anni '30 questo era il modo in cui le guardie carcerarie e i detenuti del Braccio della Morte chiamavano il corridoio che collegava la zona delle celle alla stanza nella quale si scontavano le pene di morte, grazie alla Old Sparky, la sedia elettrica che trasmetteva corrente direttamente al cervello del condannato. In tanti hanno dovuto percorrere quell'ultimo Miglio, alcuni già redenti nella loro interiorità, altri bisognosi di annusare il puzzo della morte per potersi pentire, altri ancora irrecuperabili, ma John Coffey, un enorme uomo di colore apparentemente ritardato, era diverso da tutti coloro che scontavano in cella il loro ultimo periodo di vita e quel suo essere, in un certo senso, speciale, colpirà nel profondo il capo delle guardie, Paul Edgecombe, e tutti i suoi sottoposti, i quali dovranno affrontare un profondo dilemma all'intero delle loro coscienze.
Senza svelare eccessivamente, si tratta di un libro alquanto atipico per chi, come me, ha letto molto di King. Pubblicato nel 1996, anche la sua forma lasciava spazio alla sorpresa, in quanto era nato come una raccolta di episodi, nello stesso stile di Charles Dickens, pubblicati alla fine di ogni mese. Solo successivamente divenne un libro organico, ma solo nel senso materiale del termine in quanto sostanzialmente nulla fu cambiato. Riprende in qualche modo il tema di un suo fortunato racconto, pubblicato ben 14 anni prima, Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank, splendido, e anch'esso ambientato in una prigione.
E forse sono proprio le novità a rendere il meglio di King; questo romanzo non presenta gli aspetti mostruosi e spesso confusi che l'autore ci sottopone in molti suo libri. All'interno di queste pagine prenda vita un elemento puramente mistico/religioso, qualcosa che non ti aspetteresti, ma che Stephen tratta con delicatezza e drammaticità. Ed è proprio drammatica quest'opera, non un horror, genere a cui è stato relegato, ma il racconto dei pochi mesi di una vita lunghissima, di quei momenti che hanno cambiato per sempre l'esistenza del protagonista.
Uno dei difetti di King è probabilmente quello di non riuscire mai a tenere alte le aspettative fino alla fine; inizia spesso a narrare delle storie esplodendo con tutta la sua tecnica ed arte, ma a causa del suo essere terribilmente lezioso e prolisso, non spesso la fine dei suoi romanzi rispecchia ciò che di buono si è visto al principio. Il Miglio Verde si distingue da tutti questi capolavori a metà, mostrando lo stesso Pathos per tutta la durata del romanzo e toccando un culmine massimo proprio nel finale, come ogni buon libro che si rispetti debba fare. Non è un'opera nella quale ci si può immedesimare con facilità, l'argomento trattato forse è troppo lontano dalle nostre coscienze e da quelle che sono le nostre credenze, ma è impossibile che le corde della nostra anima non vibrino in certi passaggi colmi di quel sentimento puro, reale, mai artificioso.
Le sue migliori raccolte di racconti sono così, esprimono esattamente questi sentimenti, in un modo che purtroppo manca in molti suo romanzi, ma non in questo. Il meglio del Re sicuramente sta quando cerca di concentrarsi in poche intense pagine, ma per quanto mi riguarda è riuscito a donarci la miglior parte di sé anche in questo romanzo, che consiglio a tutti quanti, in quanto la lunghezza non lo rende proibitivo e un'emozione la regala a tutti.
Aggiungo che da questo libro è stato tratto una bella trasposizione cinematografica con Tom Hanks che vede alla regia Frank Darabont, quello che viene considerato "il regista di King" in quanto ha diretto oltre a questo anche Le Ali della libertà, tratto da quello stesso racconto di prigionia a cui ho accennato qualche riga fa, e The Mist, quest'ultimo con qualche discrepanza rispetto al racconto originale.
P.S.
Chiedo venia per avervi proposto un altro libro XD
















